Via libera alla presentazione delle istanze per la richiesta del “reddito di libertà” in favore delle donne seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza.

Ricordiamo che le richieste del Reddito di libertà rientrano nelle competenze dei Comuni, i quali potranno anche decidere di aumentare le risorse già stanziate per decreto. Per facilitarne l’accesso l’Inps, con la circolare n. 166 dell’8 novembre, fa sapere che è stata predisposta una specifica piattaforma di collegamento con i Comuni italiani che permetterà di inoltrare l’istanza redatta dalla cittadina interessata, compilando il relativo modulo di richiesta (clicca qui per scaricarlo).

Destinatarie del contributo sono le donne residenti nel territorio italiano, che siano cittadine italiane o comunitarie oppure, in caso di cittadine di Stato extracomunitario, in possesso di regolare permesso di soggiorno, nonché le straniere aventi lo status di rifugiate politiche o lo status di protezione sussidiaria.

Al di là delle criticità, resta il fatto che il Reddito di libertà, segna un cambio di passo culturale…e dunque non va sottovalutato; soprattutto in ragione del fatto che non è alternativo ma va a sommarsi alle altre misure assistenziali, come il Reddito di emergenza, il Reddito di cittadinanza, la cassa integrazione, la Naspi, ANF e tutte le altre prestazioni di sostegno, già previste dalle norme vigenti, ed erogate dall’Inps, per le quali le donne potranno continuare a rivolgersi con fiducia alle sedi Inca.  

 

L’Inca è a fianco delle donne che subiscono violenza, ben oltre il reddito di libertà

https://www.inca.it/notizie/1010-reddito-di-liberta-contro-la-violenza-sulle-donne.html

DOCUMENTI:

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